La mia lettera all'educatrice di mia figlia

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Gentile educatrice,
grazie per i Suoi report e soprattutto per essere stata solerte nell’aggiornarci sulle giornate indaffarate della nostra bambina!
Volevo fortemente trovare il tempo di parlare di persona, è importante farlo di tanto in tanto specialmente all’inizio, quando educatrice e bambino si stanno conoscendo. Quindi mi accingo a scrivere qualche considerazione.

Ripensando al primo ambientamento della nostra bambina in un nido Montessori, ho pensato che come imparare a nuotare sia una buona metafora.
Spesso sento dire: “Se vuoi che un bambino faccia qualcosa, non dargli opzioni! Non fargli usare il salvagente se vuoi che impari a nuotare...”, ecc. ecc.

La gente della mia generazione, una generazione che ha imparato a nuotare semplicemente venendo spinta nell’acqua alta a 5 anni, spesso odia i corsi di nuoto – e gli insegnanti di nuoto. Alcuni di noi magari amano l’acqua, nuotare, possono essere buoni nuotatori e magari anche amare l’agonismo e frequentare corsi di nuoto (forse per attitudine naturale), ma la gran parte di noi dice: “Mi piace nuotare, ma per conto mio, niente corsi, per carità!”.

Così ho imparato a chiedermi sempre “Perché? Qual è l’obiettivo?” L’obiettivo, per esempio, è di tenere al sicuro i propri figli, per cui non gli dò l’opzione di tuffarsi nell’acqua profonda da solo. Alcuni genitori potrebbero avere l’obiettivo di fare del proprio figlio un buon nuotatore il prima possibile. Magari vivono vicino a un lago pericoloso, quindi questa abilità è essenziale per la sopravvivenza. Perciò non importa a questi genitori forzare il figlio, lasciarlo piangere e gridare: deve nuotare il prima possibile, a loro non interessa se odierà nuotare, basta che la sua incolumità sia garantita.

Questo non vale per me: non viviamo “vicino ad acque pericolose”, quindi proponiamo a nostra figlia di nuotare perché l’acqua è divertente, è scoperta, ma non abbiamo come obiettivo “il prima possibile”: potrebbe nuotare con i braccioli fino a 10 anni, se questo è il modo più divertente e rilassante per lei, perché no?

Una delle ragioni per togliere i braccioli, mi si dirà, potrebbe essere che le scuole di nuoto hanno regole e standard, perciò se si decide di iscrivere un bimbo in una scuola di nuoto la famiglia deve accettare queste regole, altrimenti si deve insegnare da sé a nuotare ai figli. Però più piccolo è un bimbo, più flessibili queste regole devono essere, quindi una buona scuola di nuoto deve adeguarsi alla personalità di ogni piccolo allievo e al suo ritmo personale di crescita.

Ecco, penso che tutto quanto sopra si adatti bene alla scuola in generale: perché, per esempio, un ambientamento deve durare una, due, tre settimane? Ma perché una scuola non può avere genitori intorno per mesi? Be’, se parliamo di bambini sotto i 3 anni (penso, per esempio, all’opera di Mary Ainsworth), perché non avere genitori intorno se la felicità dei bambini lo richiede?

È un successo se il periodo di ambientamento dura una settimana anziché due? Significa che il bambino è più indipendente, più flessibile, ha più fiducia in sé? Non credo. Ricordo cosa lessi in un libro, Genitori con il cuore di Jan Hunt, che a un certo punto descrive una serra di rose con il giardiniere che, tutto agitato, cerca di aprire il boccioli e chiude con lo scotch le rose già fiorite, spiegando che le rose devono fiorire la settimana successiva, tutte insieme! Tutti penseremmo che è ridicolo, pensando ai fiori, ma stranamente ci sembra accettabile (anzi, scontato) cercare di fare la stessa cosa con i bambini.

Uno degli altri “miti” che sento spesso è: “Devi avere fiducia nel tuo bambino, devi credere che può farcela, quindi (per esempio) non tirarlo su dalla sua culla anche se piange, altrimenti gli confermi che è un posto terribile e non hai fiducia che lui possa farcela a stare da solo / non andare a prenderla a scuola dopo una sola ora solo perché chiama mamma, altrimenti le dimostri di non fidarti della sua capacità di stare da solo / ecc.” È vero che un bambino si può adattare a tutto. Ciò non significa che questo tutto sia sempre la cosa migliore e più felice per lui. Penso di dare molta più fiducia a mia figlia se le do ascolto quando si lamenta, piange, si oppone a qualcosa invece di farle pensare che non prendo il suo pianto seriamente. La maggior parte delle volte, semplicemente, ha ragione lei. Pure, qualche volta, non c’è scelta. In questi casi, un bimbo ha bisogno di tutta l’empatia degli adulti a lui cari.

Per agevolare l’ambientamento al nido Montessori, mi è stato consigliato di distanziarmi da mia figlia anche quando eravamo assieme, in modo da farle sperimentare che lei era una cosa diversa da mamma, divisa da lei. Non ho mai seguito questo consiglio (anche se veniva da un’organizzazione educativa molto apprezzata), anche perché il papà lavorava in un’altra città e la bimba non poteva vederlo ogni giorno. Cosa le rimaneva della sua famiglia? Volevo rassicurare mia figlia che volevo assolutamente stare sempre con lei e tenermela vicina, qualche volta non era possibile, più “qualche volta” di quanto desideravamo, e mi volevo riprendere il nostro tempo insieme quando possibile.

Il pediatra William Sears dice che il 90% delle madri da lui interpellate si sente a disagio con alcuni consigli che vengono dati loro, e osserva: “Perché preferiamo pensare che il 90% delle madri si sbaglia invece di pensare che un consiglio, per quanto radicato, sia sbagliato?”
Dopo tutte le nostre esperienze e considerazioni, ciò che desideriamo per nostra figlia ora è che cresca felice e a suo agio in questo nuovo paese (lei non ha chiesto di venire qui, di cambiare nido, di essere divisa da parenti amici e da cose e idioma noti) [sono all’estero, ndr]. Abbiamo ritenuto che l’opzione di mandare nostra figlia a scuola sia il modo migliore per imparare la lingua e avere tante persone intorno.
Sebbene non abbiamo fretta di scolarizzarla, abbiamo deciso di iniziare presto di proporle di “andare al lavoro” (non ama parlare di scuola!) per darle il tempo di familiarizzare con l’ambiente di apprendimento che frequenterà per i prossimi 5 anni e di arrivare alla scuola materna con una buona comprensione della nuova lingua. Amiamo pensare che sarà felice di alzarsi al mattino pronta ad iniziare le sue attività quotidiane (sebbene giorni tristi capitino anche alle persone più felici) e libera dalla rassegnazione che facilmente prende una piccola persona più debole soggetta alle decisioni del più forte. La cosa più bella è immaginare nostra figlia a scuola che ride di cuore come fa spesso a casa quando giochiamo.

Ho anche imparato che, coi bambini, è un passo avanti e 3 passi indietro (omissis)... Cosi’ non saremmo preoccupati se, dopo aver passato la giornata perfetta a scuola, il giorno dopo volesse tornare a casa alle 10. Non lo vivremmo come un fallimento della scuola, degli insegnanti o di noi genitori nel fare di nostra figlia una bambina indipendente.

Infine, grazie per il Suo lavoro paziente, apprezziamo le frequenti comunicazioni da Lei e dalla scuola, ci consentono di vedere nostra figlia mentre “si muove” a scuola e di creare una più forte relazione e maggior conoscenza del posto che ogni giorno si prende cura di lei.

I migliori auguri per il Suo importante lavoro!

Info
Scritto da: 
Silvia, mamma di una bimba di due anni e mezzo [quando ha scritto questa lettera]