Io sono con te

Prefazione di NTIS

Si ritiene opportuno premettere che in questo sito riflessioni e approfondimenti sugli argomenti giudicati di interesse comune sono stati condotti sempre da un punto di vista totalmente privo di connotazioni sia politiche che religiose. Ciò, pur accogliendo da qualsiasi parte giungessero e di buon grado, senza pregiudizio, remora o discriminazione alcuna, le iniziative tese a nutrire di senso e di contributi le tematiche trattate. Tra gli argomenti discussi ultimamente, ritenuti più interessanti e significativi, è emerso lo spunto fornito dalla visione di questo film, di carattere religioso, pur diretto da un regista non cattolico.

Un film per credenti e non credenti... e anche per dubbiosi: Io sono con te, di Guido Chiesa.

Quante volte è riecheggiata in questo sito la raccomandazione del nostro Vito Rocco Torraco: di trattare i nostri bambini come tratteremmo Gesù Bambino? Ma come è stato trattato Gesù dai Suoi genitori? Il regista Guido Chiesa ha provato a proporre criteri e principi a cui realisticamente e verosimilmente potrebbero essersi ispirati Maria e Giuseppe nell'educare e crescere il Bambino Divino, risostruendo anche storicamente il quadro epocale in quanto a usi, leggi e credenze.

Dall'esplicazione del mistero cristologico attraverso l'analisi dell'infanzia di un bambino come tutti gli altri, sono emersi tutti i principi educativi proposti dal nostro sito. Dalla pedagogia dolce ai temi della cara letteratura milleriana (come quello della coazione a ripetere), dal Concetto del Continuum all'Attachment Parenting, dalle raccomandazioni più accorate de La Leche League alla consapevole ricerca di un parto naturale, dal rispetto per la libertà nello sviluppo e nella crescita, alla fiducia nella competenza della mamma e del bambino...

Di questi concetti si sostanzia, nel film, la carica rivoluzionaria e innovativa attribuita per secoli alla venuta di Cristo nel mondo, persino svicolata (almeno in apparenza) da ogni legame con il divino. Solo nel finale, ripercorrendo tutta l'infanzia del figlio dalla nascita alla visita al tempio, Maria pare folgorata dall'intuizione che tutto possa aver avuto seguito grazie a un disegno precisato da sempre. Intuisce che Gesù doveva crescere proprio in questo modo: essere autonomo, critico, senza falsi pregiudizi, in poche parole, libero dalla “pedagogia nera” che imperversava in quel tempo, per poter infine eseguire e compiere il volere del Padre Suo. E che tutto, verosimilmente, avrebbe potuto essere stabilito dall'inizio.

Ma qual è l'inizio? Da dove comincia il regista non cattolico, Guido Chiesa, a parlare dell'infanzia e dell'educazione di Gesù in modo nuovo? Si serve, sì, delle più importanti acquisizioni psico-pedagogiche degli ultimi decenni e comincia, presumibilmente, quanto meno dalla nascita di Gesù... 

Ma no. La storia di Gesù comincia non dalla nascita, non dal concepimento, bensì dal resoconto di Maria sulla propria infanzia. S. Anna ha cresciuto Maria nell'amore, dato sin dall'inizio senza alcuna attesa e senza dover chiedere, a cominciare dal latte materno. Sarà per questo che infatti niente e nessuno riesce a 'toglierle il sorriso' mai, fino alla vecchiaia: il suo dolcissimo e tenero sorriso infantile? E' subito l'Attachment Parenting.

Segue a ruota il tema del Parto Naturale: Maria organizza il parto nel deserto volutamente, per essere sola. Assistendo le sue parenti ha visto che l'invadenza delle ostetriche durante il parto è eccessiva e i bambini vengono subito separati dalle madri per essere circoncisi. Le donne vengono costrette a non attaccare al seno subito il nascituro perché il colostro è considerato dannoso (si chiamano, perciò, le nutrici finché le madri non hanno il latte vero e proprio).
Maria fa di tutto per partorire da sola, cioè per gestire lei stessa con competenza e naturalezza il suo parto, dopo avere osservato che le sue caprette danno alla luce in modo spontaneo, naturale ed estremamente semplice. E anche perché vuole evitare a Gesù l'inutile violenza della circoncisione: "L'hanno fatto a te, e perciò vuoi farlo a lui?", è la stringata ed essenziale battuta in cui è racchiuso e compendiato, per quanto ci riguarda, tutto il senso della Coazione a ripetere. Gesù, secondo Guido Chiesa, viene dunque immediatamente attaccato al seno della Madre, senza attendere i giorni della purificazione.

Con il Concetto del Continuum, di cui l'episodio del pozzo, insieme all'aneddoto dell'incidente del martello, non è che un compendio assoluto per esemplificarne mirabilmente gli effetti e gli sviluppi, si completa il quadro di un bambino come tutti gli altri, ma cresciuto in modo differente dagli altri: lasciando, cioè, che il disegno divino si compia in Lui senza l'interferenza di pedagogie alienanti e costrittive, e nello stesso tempo secondo le leggi della natura umana, scevra da interventi prodigiosi e sovrannaturali.

Sta qui, forse, racchiusa tutta la potenza e il mistero dell'opera, oltre che, probabilmente, dell'infanzia divina. Per questo nel Bambino non v'è nulla del prodigioso che si aspettano i sapienti d'Oriente che vagano in cerca di segni straordinari, ma esaminando Gesù all'età di circa un anno non trovano né particolare precocità, né abilità o capacità insolite: un bambino che semplicemente cammina, dice qualche parola e mangia latte - ancora dal seno materno. Non c'è proprio nulla di divino o eccezionale in quel bambino, tranne l'assoluta serenità e tranquillità della madre. Comprendono, cioè, che Gesù ha ugualmente qualcosa di speciale, in sua madre: la Madonna è una mamma qualunque con il suo bambino, che però naviga controcorrente seguendo il proprio istinto (un istinto appositamente ispirato, si vede...), con noncuranza assoluta per le tradizioni più erronee del proprio tempo.

Dai sapienti incaricati di cercare il Messia, arrivano domande e risposte sul mistero che da più di duemila anni tiene viva l’attenzione su questa figura divina e insieme essenzialmente e veramente umana: e allora potrebbe essere questo il prodigio? - Una madre che crede fino in fondo nel suo bambino - E se fosse il modo in cui sta crescendo che fa la differenza? - Se quella donna avesse ostacolato al bambino la sua libertà, avrebbe minato la sua fiducia in sé stesso....

Quando Gesù si allontana per la prima volta da Maria all'età di 12 anni, all’insaputa di tutti, nel disappunto dei parenti del clan di Giuseppe, che si scagliano contro i metodi educativi 'errati e pazzeschi' con cui Giuseppe e Maria stanno crescendo Gesù, si delineano tutti i falsi preconcetti educativi, i giudizi e pregiudizi che hanno sino ad ora fatto solo da sfondo, emergenti alla luce di una legge per cui i fanciulli sono depositari di ignoranza, da salvare attraverso il bastone della correzione e della coercizione (la Pedagogia Nera). Tutta la carica rivoluzionaria di questa Sacra Famiglia, rispetto agli errori del suo tempo, si rivela davanti allo spettatore senza teorie e disquisizioni troppo complesse, nelle secche battute dei personaggi che sbottano indispettiti di fronte alla debolezza di Giuseppe, incapace ai loro occhi di educare suo figlio e di imporre il rispetto delle leggi a sua moglie. Fatto sta che senza l’appoggio devoto di Giuseppe, la Famiglia non sarebbe, tuttavia, mai riuscita a realizzare in sé stessa il perfetto modello educativo che era chiamata a rivelare - pur senza mai ottenere comunque il consenso dovuto, né a suo tempo, né a quanto pare per i secoli a venire, secondo quanto il regista stesso osserva, infatti, in una sua dichiarazione:

Com’è possibile che in 2.000 anni nessun rappresentante della Chiesa si sia orientato in questo senso? Che la Chiesa non si sia mai levata contro la punizione corporale dei giovani? Che la carità, la tolleranza e il perdono siano predicati agli adulti e praticati nei loro confronti, ma espressamente vietati nei confronti dei bambini?

Nel film, la risposta ai luoghi comuni viene dalla madre: "I nostri figli non sono rami storti da raddrizzare", e subito dopo dall’illuminante flash back che serve a rivelare, nella geniale conclusione strutturata 'ad anello', il senso di tutti i dubbi già sollevati dal prodigioso Bambino sulle scritture: "Ma se Salomone e Giacobbe erano giusti perché comandavano di picchiare i figli?". Ma le Scritture, infatti, non sono che un prodotto degli uomini, e perciò possono anche sbagliare.

In realtà, il film, tacciato di blasfemia al suo primo apparire, non pare invece in contrasto, così, con la finalità rivoluzionaria che si suole attribuire alla venuta di Gesù, e cioè cambiare il corso della storia umana, con la novità del suo esempio, prima, e poi dei Vangeli. Egli verrà infine ucciso proprio per questo: perché considerato blasfemo. E in questo senso il film si impone come una di quelle opere in cui la forma artistica mirabilmente coincide e si fa forma concreta del contenuto, spiegando ed esemplificando, nella sua presunta blasfemia, esattamente come e perché Gesù fu blasfemo e in che senso fu rivoluzionario nel Suo tempo, a cominciare proprio dalla sua infanzia. Persino quelle che si possono considerare licenze dal punto di vista 'storico', rispetto alla lettera più accreditata dal Cattolicesimo, appaiono più che altro come i veicoli simbolici attraverso cui si condensano in modo diretto ed immediato i messaggi voluti.
Così, ad esempio, la stessa mancata circoncisione di Gesù, pare stia a racchiudere in assoluto l'idea di ogni inutile violenza verso i bambini, perpetrata di generazione in generazione in nome del fatto che "presto dimenticano". Allora anche la apparente assenza di angeli annunziatori, ottiene, a chi lo vuole, di farne risaltare invece la presenza. Nella scena iniziale è appunto l'invisibile presenza di un angelo a sorprendere Maria attonita e basita, mettendo in fuga le caprette che sta mungendo. È perciò un'assenza, questa degli angeli, che, come nella vita vera, rischia di confermarne la presenza, a precisare anche che ciò che si vuole rappresentare non è l'immagine idealizzata di quel che si presume sia accaduto a Maria e Giuseppe, ma la semplice, realistica e non favolosa, verità dei fatti.
Gli angeli rimangono realisticamente non rappresentati (nella realtà, infatti, noi non li vediamo), ma semplicemente sottintesi, impliciti, a porgere sin da subito l'idea di un Divino che si manifesta più che altro attraverso eventi naturali e normali della vita, proprio perché l'intervento di Dio è presente sin dall'inizo dei tempi nella connotazione della natura stessa dell'uomo, solo ad abbandonarvisi con la dovuta fiducia.

Starà a Giuseppe, accogliendo all'inizio del film l'invito di S. Anna, fidarsi per primo (perché "Maria non ti mente"), inaugurando il suo indispensabile apporto alla storia dell'infanzia del Redentore, fatto appunto di fiducia e di una presenza costante, quasi del tutto silente (se non quando chiamata a fare da interlocutore a Maria per fini retorici e didattici, come nel dialogo sulla circoncisione). Anche grazie a questa fiducia si realizzerà la volontà di Dio: Gesù crescerà libero, diverso dagli altri (come lo trovano i sapienti), e si potrà compiere in Lui il disegno di salvezza dell'uomo.

Ed è proprio in questa fiducia che a noi è piaciuto vedere il messaggio salvifico di Cristo consegnatoci in ultimo dal regista: la fiducia delle mamme (e cioè dei genitori) ispirata al Concetto del Continuum. L'ulteriore accusa di blasfemia che ne consegue (in sostanza, nel postulare l'azione della mamma di Gesù alla salvezza del mondo), neppure ci convince, dal momento che proprio il Cattolicesimo va propugnando che sarà la Donna a schiacciare la testa al serpente, e la Donna in quanto Madre, e madre, sembra aggiungere ancora Guido Chiesa, appunto rivoluzionaria.

Nessuna contraddizione, a nostro avviso, con la religione, ma solo interpretazione e chiarificazione delle scritture, come in un mosaico che finalmente si compone davanti ai nostri occhi in modo da trovare, finalmente, coerenza in quanto giustamente messo in risalto nel nostro forum, ossia che: Se il messaggio di amore e fratellanza portato da Cristo è rimasto in definitiva per secoli e secoli oscurato, soprattutto nei confronti dei bambini, e ignorato nella sua sostanza persino dai cristiani stessi, è proprio perché i discepoli di Gesù - e comunque praticamente tutti all'epoca (e ancora sino ad oggi) - provenivano da modelli educativi come quello esemplificato dal fratello di Giuseppe e sua moglie, che nel film incarnano proprio la pedagogia nera che da secoli imperversa e che ha portato anche la Chiesa a usare punizioni corporali, umiliazioni e metodi coercitivi all'interno delle sue strutture.

Resta, dal film, che se Gesù (e prima di Lui, Maria) non fosse stato educato con rispetto, non avrebbe potuto porsi agli anziani del tempio con sapienza e non avrebbe compiuto il destino di salvezza, insegnando agli uomini la Parola Nuova (così comincia, infatti, la sua vera missione - grazie, anche, all'educazione ricevuta).

Ribaltando e contestando le credenze sbagliate del tempo, la Sacra Famiglia incarna e inaugura, in ultimo, anche la possibile strada di esporre - e non imporre - ai figli la religione, in modo che un giorno possano accoglierla con giudizio veramente libero e spirito critico. In quest'ottica, il film sembra davvero, per chi vuole, assurgere inaspettatamente ad essere la risposta cattolica al quesito se si possa o meno conciliare l'educazione religiosa con la pedagogia dolce dei più moderni ritrovamenti in campo educativo (altro che blasfemo!). Uno di quei film - dunque - in cui ognuno può trovare ciò che cerca, oltre a lasciarci un bellissimo racconto fondato sul costante equilibrio, brillantemente risolto naturalmente, tra ispirazione/intervento divino e libertà di scelta della Sacra Famiglia. Che sia il trucco tutto qui? Chi è a digiuno di tutto 'il sotteso', forse, vede solo la storia dell'infanzia di Gesù narrata in maniera innovativa e attraverso un taglio originale. Ma la suggestione per la pedagogia dolce resta comunque, a nostro avviso, molto potente. Allora possiamo ben concludere con ciò che è stato osservato ancora dal nostro forum: "...pare verosimile che Gesù (Gesù il figlio di Dio, generato e non creato da Dio) avrebbe voluto davvero questo, per i bambini e l'uomo nuovo - Dio non solo ci ama davvero, ma ci vuole pure davvero liberi. Liberi pure dai legami familiari troppo stretti e invadenti. 

Grazie Guido Chiesa per questo messaggio sui bambini. Speriamo che si diffonda il più possibile."

Ed anche: "Finalmente ho un film da far vedere per far sentire e capire, oltre che spiegare, tutte le mie scelte con mio figlio. Soprattutto sulla volontà di difenderlo sempre e di lasciarlo libero. La mia perenne lotta su molti inutili no."

Per ulteriori spunti, a chi fosse interessato, si rimanda anche alla consultazione dei seguenti link:

 

Info
Scritto da: 
FRA, con il contributo di alcuni collaboratori Ntis