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Sentire il «sì» dentro al «no»

«NO!». La temutissima parola è stata pronunciata. Avete appena chiesto a vostro figlio di fare qualcosa di ragionevole come ad esempio utilizzare un filtro solare in una giornata di sole bruciante. Oppure lavarsi le mani prima di cena, infilarsi le scarpe per uscire di casa, raccogliere i giocattoli sparsi per il soggiorno, lavarsi i denti prima di andare a letto, andare a dormire.

marcus roetzIl fatto è che il vostro bambino – a un anno, due, tre, quattro o più – ha una testa tutta sua. Voi l'amate quella testa, amate la sua crescente indipendenza e assertività, il suo desiderio di decidere quello che vuole fare e quando lo vuole fare. Ma vorreste nello stesso tempo che fosse ragionevole! Vorreste che, senza troppe storie, facesse quello che voi volete che faccia.

Negoziare tra quanto vogliamo noi e quanto vuole nostro figlio può portare la nostra pazienza e le nostre risorse ai limiti. Lo testimoniano i libri per genitori, quando, uno dopo l’altro, si concentrano su come ottenere che i nostri figli facciano quel che vogliamo noi – che sia mediante la «disciplina efficace», i premi, le punizioni, o attraverso il dialogo.

La comunicazione nonviolenta (Cnv) offre una prospettiva e degli strumenti che portano l'approccio basato sul dialogo più lontano e più in profondità di ogni altro metodo che io conosca. La premessa che sta alla base della Cnv è che tutte le azioni umane sono tentativi per venire incontro a nostri bisogni e che comprendere ed empatizzare con i bisogni reciproci significa creare la fiducia, la connessione e più in generale la pace. Questa premessa viene tradotta in una serie di strumenti per la comunicazione molto concreti e pratici che incrementa la nostra capacità di riconoscere ed empatizzare con i sentimenti e i bisogni propri e degli altri. Quando viene utilizzata con costanza (o persino occasionalmente!), la Cnv riesce a creare una connessione profonda, la fiducia e la cooperazione tra i membri della famiglia di tutte le età.
 

Un dialogo in Comunicazione nonviolenta.

Di recente ho ricevuto la lettera di un genitore che mi parla di una lotta molto comune tra genitori di bambini di uno-tre anni. Volendo sapere come comportarsi di fronte al «no» della sua bambina di due anni senza ricorrere alla forza, descrive questa situazione: «Qualche volta mia figlia si rifiuta di andare nel seggiolino dell'auto, in tal caso noi “la forziamo”».

Questo tema ha a che fare con il bisogno di proteggere l'incolumità di nostro figlio. Ma si potrebbe obiettare che potremmo semplicemente scegliere di aspettare e di non salire in auto fino a quando la bambina non è pronta da sé. Tuttavia, come la maggior parte delle persone, siamo sempre di corsa e aspettare di rado rappresenta un'opzione praticabile.

Un dialogo in comunicazione nonviolenta può riuscire oppure no a risolvere rapidamente il problema, ma aiuta di sicuro il genitore ad avere il tipo di relazione che desidera con sua figlia. Se il genitore ad esempio sceglie di prendersi il tempo per connettersi con la sua bambina (il che a volte riesce a smuovere le cose con maggior rapidità) il dialogo potrebbe risultare del tipo:
 

Genitore: Ehi, è ora di partire per andare dal nonno.

Bambina: NO! NO! NO!

Genitore: Ti stai divertendo e vorresti continuare? (Invece di sentire il «no», il genitore sente il «sì» che c'è dietro provando a intuire le emozioni del bambino – il divertimento – e i suoi bisogni – il gioco e la libertà di scelta).

Bambina: SI'! Voglio continuare a fare giardinaggio!

Genitore: Ti stai proprio divertendo a fare giardinaggio, eh?

Bambina: Sì!

Genitore: Mi piace vedere quanto ti stai divertendo. Sono preoccupata perché mi piace arrivare in un posto quando dico che ci vado. (Invece di restituirle un suo «no» personale, il genitore esprime le proprie emozioni e il bisogno di essere responsabile.) Se vogliamo arrivare dal nonno all'ora che gli ho detto, è arrivato il momento di partire. Quindi che ne dici di salire sul seggiolino dell'auto adesso? (La mamma conclude lo scambio con una richiesta che consente a sua figlia di conoscere di cosa avrebbe bisogno la mamma per vedere accolti anche i suoi bisogni) Bambina: NO! Io voglio stare in giardino!

Genitore: Non so cosa fare. Sono contenta quando fai cose che ti divertono e voglio anche mantenere l'impegno che ho preso. (La madre mostra alla figlia che le sta a cuore venire incontro ai bisogni di entrambe). Che dici, va bene se sali in macchina tra cinque minuti così arriviamo in tempo? (la mamma offre una strategia che potrebbe essere valida per entrambe, di nuovo sotto forma di richiesta)

Bambina: Okay.

O forse non è così facile...

Bambino: NO!!! Non voglio andare! Voglio restare a casa!

Genitore: Non sai proprio cosa fare in questo momento? Vorresti essere TU a scegliere cosa FARAI? (La madre si connette con la figlia mostrandole comprensione e accettazione delle sue intense emozioni e del suo bisogno di autonomia).

Bambina: Sì! Voglio stare in giardino!

Genitore: Lo vedo. Mi sento triste perché desidero fare programmi che funzionino per tutti noi. Ti andrebbe di cercare insieme qualche idea su cosa fare che vada bene ad entrambe? (Di nuovo, la mamma esprime il desiderio di curarsi dei bisogni di entrambe e propone una strategia che potrebbe venire incontro anche ai bisogni di scelta e autonomia di sua figlia).

Bambina: Okay.
 

A seconda dell'età del bambino, le idee per delle strategie che rispettino i bisogni di tutti possono arrivare dal genitore con il feedback del bambino o da entrambi. Mio figlio ha cominciato ad elaborare strategie che venissero incontro ai bisogni di tutti prima del suo terzo compleanno; strategie spesso originali e praticabili che noi non avevamo intravisto.

Persino se un bambino a questo stadio dice «no», la Cnv continua ad offrire possibilità di dialogo che approfondiscono la connessione. Grazie a ripetute esperienze che danno al bambino la sicurezza che gli adulti rispettano i suoi bisogni così come rispettano i propri, il bambino riuscirà stabilmente a sviluppare sempre maggiori capacità di considerare i bisogni degli altri e agire per venire incontro ad essi.
 

Riconoscere i bisogni come base per formulare strategie.

Nell'utilizzare la Cnv ci focalizziamo sul modo in cui riconosciamo i nostri bisogni, qualche volta rimandando persino le decisioni fino a quando non abbiamo realizzato quella connessione reciproca che rappresenterà la base di una soluzione.

Una volta che si siano connessi, il genitore e la figlia nell'episodio del seggiolino potranno escogitare tutta una serie di strategie a seconda di quali siano i loro bisogni più vivi. Il genitore magari si renderà conto di poter accogliere il suo bisogno di essere responsabile telefonando al nonno e spostando l'appuntamento di un'ora. O potrebbe scegliere di venire incontro al suo bisogno di considerazione esprimendo con più intensità i propri bisogni ed emozioni e cercando comprensione da parte di sua figlia. Oppure potrebbe connettersi con i suoi bisogni di armonia e tranquillità e scegliere di cambiare programma. Se si cambiano i programmi per una scelta consapevole che venga incontro a dei bisogni avremo a che fare con qualcosa di molto diverso dal «darla vinta» al bambino e ai suoi «capricci».
 

Riuscire a connettersi con i bisogni del bambino può far emergere altre strategie.

La bambina possibilmente ha un impellente bisogno di gioco che potrebbe venire accolto facendo dei programmi su quello che farà quando sarà a casa del nonno. Potrebbe avere un bisogno molto forte di autonomia che a sua volta verrebbe accolto lasciando decidere a lei quando si sente pronta. La bimba ha anche il bisogno di contribuire alle vite degli altri. Se il genitore trova un modo per esprimere a sua figlia i propri bisogni e le proprie emozioni e a farle richieste chiare, la aiuterà a connettersi con il suo intrinseco bisogno di collaborare con gli altri così che sedersi sul seggiolino diventi una scelta del bambino piuttosto che una 'lotta di potere' in cui perderebbe.

In ogni caso quando un genitore persiste nell'esprimere onestamente le proprie emozioni e i propri bisogni ed empatizzando con le emozioni e i bisogni della figlia, insieme costruiranno le fondamenta di cui hanno bisogno per trovare strategie che funzionino per la loro relazione per tutta la vita.
 

Che differenza c'è nel sentire un «sì»?

Quando i nostri bambini dicono «no» e noi sentiamo «no», rimaniamo con due possibilità spesso insoddisfacenti, sia che andiamo incontro al loro «no», sia che lo ignoriamo. Quando cerchiamo di trasformare il «no» del nostro bambino in una comprensione del «sì» che c'è dietro, otteniamo una rivelazione più profonda [un insight] su quanto motiva le azioni dei nostri figli: bisogni che sono condivisi da tutti gli esseri umani.

Comprendere in maniera più profonda i nostri figli ci fa sentire di solito maggiormente connessi reciprocamente. Le persone che sono connesse a sé stesse e agli altri sviluppano una maggiore capacità di pensare in maniera creativa riguardo alle strategie che vadano incontro ai loro bisogni, di estendere la loro buona volontà verso l'altro e di sperimentare più pazienza e tolleranza quando i loro bisogni non sono accolti in quel momento particolare. Nella mia famiglia ciò non significa che risolviamo sempre tutto in maniera semplice. Ma significa che quasi sempre diamo nutrimento alla nostra connessione attraverso questi dialoghi e che ci fidiamo profondamente uno dell’altro con tutti i nostri bisogni e sentimenti. Questa è la qualità della relazione che desidero sia con mio figlio che con il mio compagno.

Cambiare il modo in cui rispondiamo ai «no» dei nostri figli significa, in parte, lasciar andare il potere che abbiamo su di loro rinunciando (o almeno riducendo) i «no» che rivolgiamo ad essi. Significa desiderare di lasciarsi andare all'attaccamento che abbiamo verso le strategie basate sulla comprensione dei nostri bisogni e di quelli dei nostri figli. Significa focalizzarsi sulla natura della relazione che desideriamo avere con i nostri figli, su quello che vogliamo trasmettere loro e che tipo di mondo vogliamo preparare per loro.

In ogni caso utilizzare la Cnv non significa rinunciare a venire incontro ai nostri bisogni! I nostri bisogni umani profondi sono importanti e abbiamo degli strumenti potenti per accoglierli: esprimere con intensità le nostre emozioni e i nostri bisogni ed imparare a identificare cosa vorremmo per venire incontro ai bisogni senza che ne paghino il prezzo i nostri figli. Senza colpevolizzare, umiliare né chiedendo loro di essere remissivi, possiamo soddisfare i nostri bisogni connettendoci con noi stessi e con i nostri bambini.

Esiste un rischio nel rivolgere ai nostri figli delle richieste al posto di pretese o ultimatum: possono rispondere di no e sta a noi accettarlo. Di certo non perderemmo molto, poiché i bambini dicono spesso di no anche alle nostre pretese! Che delizia quindi scoprire che riuscendo a sentire il «sì» acquisiamo la libertà di non ricevere un «no» come risposta. Possiamo usare un «no» (dei nostri figli, del partner o nostro personale) come l'inizio di un dialogo ricco che può avvicinarci l'un l'altro e ci muova verso il cuore vero dei nostri bisogni.

Info
Scritto da: 
Inbal Kashtan, CNVC Certified Trainer
Traduzione: 
foglievive
Revisione: 
Effi B., river, melidi7

© Inbal Kashtan 2002

Questo articolo è apparso in «Neighborhood Parents Network» nel febbraio 2002 e in «The Boulder County Family Connection» nel marzo 2002. Inbal Kashtan è coordinatrice del Parenting Project del Center for Nonviolent Communication e co-direttore del Bay Area Center per la comunicazione nonviolenta. Inbal tiene seminari pubblici e ritiri, e corsi nelle scuole e per le organizzazioni ed è madre di un ragazzo.

Immagine: Markus Raetz, Crossing Yes No, 2002