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La mia infanzia

A volte, ripensando al passato, mi pare talmente strano da non essere capitato realmente a me. I ricordi sono frammentari, come fotografie viste e riviste mille volte, ma ci sono. Per quanto adesso la mia vita sia normale e felice, mamma e moglie amata e fortunata, so che c’è anche un’altra me, piccolina, che fa parte del mio carattere. Una me che non si è evoluta ed è rimasta così com’era, ossia piccola e fragile, bisognosa di attenzioni, di amore e soprattutto di non essere dimenticata.  Una parte che talvolta grida perché io le renda onore, io non la cancelli, ma la tenga stretta al cuore e le voglia bene. Mi voglia bene, dovrei dire, e mi dia empatia nei momenti difficili, perché quei ricordi così strani sono proprio miei, quelle foto mi appartengono, sono io quella là dentro, non posso e non devo fingere con me stessa. 
Una bella infanzia 19.11.2008 Buongiorno sig.ra MILLER Alice, sono molto felice di scriverle, in questo momento sto finendo di leggere il suo libro "Libres de savoir. Ouvrir les yeux sur notre propre histoire" ["Il risveglio di Eva. Come superare la cecità emotiva", 2002], sono stato consigliato dal mio vicino, che lo aveva letto e durante una delle nostre grandi discussioni sui bambini ha insistito perché leggessi il suo libro.
Sono stata una bambina picchiata. Spesso e selvaggiamente da piccolissima. Man mano che crescevo le botte sono diventate meno frequenti, restavano una soluzione per le grandi occasioni. Per punizione venivo respinta, ignorata, messa in castigo, subivo privazioni. Era comunque violenza, comunque disamore. Non ho mai rimosso il ricordo della brutalità e dell'ingiustizia di mio padre, non ho mai pensato che avesse ragione. E ho conservato la memoria dei miei dolorosi sentimenti. Sono insomma rimasta in stretta sintonia con la bambina che ero. E questo mi ha sempre aiutato a entrare in contatto con i bambini, a capirli nelle loro esigenze più semplici, a sentirmi una di loro.
Di questa pietra miliare del mio percorso genitoriale e umano, il momento in cui ho capito che davvero le botte sono inutili, devo ringraziare i cavalli e un addestratore sudamericano. Vi racconto come è successo che un bel giorno alcune convinzioni che avevo considerato solidissime si sono sciolte come neve al sole, ed una prospettiva immensamente più interessante mi si è aperta davanti. Ricordo che in famiglia (nella mia famiglia di provenienza) ci siamo sempre (tutti!) fatti delle gran risate quando c'erano notizie di giudici che condannavano i genitori per uno schiaffo dato al figlio, e trovavamo ridicolo che alcuni Stati lo proibissero esplicitamente per legge. Che esagerazione, si diceva, e come si può fare senza?!
Quando il mio compagno racconta del padre e delle violenze subite quel che maggiormente mi commuove è il tono della sua voce, sommesso, da bambino impaurito, ed è quel suo cercare la mia mano, con gli occhi bassi, quasi a celare la paura e la vergogna, gli occhi velati di lacrime amare da troppo tempo trattenute. Lui, immensamente più alto di me, diviene piccolo, indifeso e si rifugia tra le mie braccia. Lui che affronta la vita con coraggio, sempre, che ha partecipato a missioni di pace ed ha raccolto bambini dilaniati da mine antiuomo. Lui che riesce ad infondermi sicurezza in ogni occasione. Lui appare e si mostra, agli occhi del cuore, come un bambino terrorizzato che si nasconde nell'angolo più buio e remoto di una stanza per non esser visto e sfuggire, per una volta almeno, alla violenza.