Un cuore che soffre e tace

Quando il mio compagno racconta del padre e delle violenze subite quel che maggiormente mi commuove è il tono della sua voce, sommesso, da bambino impaurito, ed è quel suo cercare la mia mano, con gli occhi bassi, quasi a celare la paura e la vergogna, gli occhi velati di lacrime amare da troppo tempo trattenute.
Lui, immensamente più alto di me, diviene piccolo, indifeso e si rifugia tra le mie braccia. Lui che affronta la vita con coraggio, sempre, che ha partecipato a missioni di pace ed ha raccolto bambini dilaniati da mine antiuomo. Lui che riesce ad infondermi sicurezza in ogni occasione.
Lui appare e si mostra, agli occhi del cuore, come un bambino terrorizzato che si nasconde nell'angolo più buio e remoto di una stanza per non esser visto e sfuggire, per una volta almeno, alla violenza.

Lui che guardando una foto sua e del fratello minore di 2 anni, scattata durante una festa all'asilo (quindi 5 e 3 anni!) invece di ricordare come molti di noi avrebbero fatto una canzoncina, riesce solo a sussurrare :"Eravamo pieni di lividi quella volta, ma li nascondevamo perchè se qualcuno li avesse visti dopo ne avremmo prese di più.." - frase lasciata cadere così, lentamente.
Io adoro la penombra, la luce spenta, il buio, lui accende ogni luce che abbiamo in casa e lascia le porte aperte. Io passavo dietro a lui e le spegnevo, sino a quando ho compreso che la porta della cameretta doveva esser sempre chiusa,a tener lontani i figli dalla vita familiare la sera e la luce spenta.
Immagino il terrore di quello spiraglio di luce che filtrava da sotto la porta e che si oscurava quando il padre si avvicinava. Immagino, no..forse non posso nemmeno lontanamente immaginare la paura assoluta che calava in lui quando la maniglia si abbassava e il "padre" (per altro persona istruita e socialmente irreprensibile! ) si abbatteva sui figli picchiandoli con mani, piedi, cinghie, aste di legno, tubi di gomma per l'irrigazione e quant'altro.
Tento di immaginare quindi ed allora non spengo più le luci e lo stringo forte, perchè in lui è rimasta indelebile la paura dell'abbandono e del "perdere l'amore".
Forse perchè a 10 anni il padre lo ha allontanato da casa per 3 gg? Poteva solo andare nel porticato della casetta per prendere qualcosa da mangiare, poi doveva andarsene. Ha girato per 3 notti per le stradine del paese ed ora sorride tristemente dicendo :"Non puoi neanche raccontarlo a qualcuno, la gente non ti crede, pensa tu sia un egocentrico in cerca di attenzioni, pensa siano tutte palle!" Già, perchè al pensiero comune è estraneo un simile comportamento.

Una sera con il fratello raccontavano ridendo quel che facevano da ragazzini, scherzi, scuola, amici. Poi ad un tratto il fratello ha ricordato la volta in cui aveva avuto più paura:" Quando papà ti ha preso per i capelli, ti ha messo la testa sul muretto fuori casa ed ha minacciato di tagliartela con l'accetta..io non sapevo che fare (9 ANNI!!!) pensavo solo a cosa prendere per fargli male e farti scappare".
E' sceso il silenzio, il gelo, io l'ho guardato e lui ha solo detto: "Non me lo ricordavo più!".
Vi sembra mai possibile dimenticare un fatto simile accaduto quando si hanno 11 anni?
E quel che invece maggiormente mi sorprende è l'amore con cui riesce ancora a parlare del padre, e scorgere quella vena di malinconia quando guarda le foto (il padre è mancato 9 anni fa). E’incredibile per me, comprendere che gli manca, e accorgermi che è felice che Giada abbia gli occhi del colore del nonno.

Io non capisco, davvero, per quanto mi sforzi di farlo, davvero non capisco, non capisco le botte che divengono violenza, sevizie psicologiche, devastazione fisica e mentale. Non capisco la madre grande assente e tacita complice, che pure ama i figli e non ha mai subito alcun maltrattamento da parte del marito, non capisco come lui ed il fratello abbiamo potuto crescere così buoni.

Il padre aveva un passato di "figlio-picchiato" che ha riproposto come ""modello educativo"". Il mio compagno (che oltre a Giada ha altri 2 figli con la prima moglie) non potrebbe nemmeno lontanamente pensare di dare una sberla ai suoi bambini.
Ed allora mi domando che cosa porti ad ESSERE o NON ESSERE un Uomo,un Padre.

Una sera non ho più potuto frenare la domanda che da sempre mi sale alle labbra quando mi parla di queste cose, ho cercato di memorizzare tutto :"..ma tu, sinceramente, volevi bene a tuo padre?"
"Sì certo che gliene volevo! E cercavo sempre la sua approvazione, anzi volevo assolutamente esser come lui, quando guidava osservavo attentamente quel che faceva per imparare e soprenderlo dimostrandogli che pur essendo ancora un ragazzino lo sapevo fare. Lo ammiravo, perchè era amato e stimato per la sua professione e si prestava ad aiutare tutte le persone che erano in difficoltà, faceva volontariato. Andavo a trovarlo, lo aiutavo nei lavori di restauro di mobili, non lo intimoriva nulla, sapeva sempre come affrontare la vita. Quando eravamo molto piccoli ci chiamava i suoi "bambini d'oro", poi non comprendo cosa GLI sia successo, noi eravamo solo bambini.."
- "E tua madre?! C...O! possibile che non si sia mai messa in mezzo, che non vi abbia mai difesi?"
- "No, si limitava a piangere e poi veniva da noi non tanto a consolarci, ma piuttosto a sottolineare il fatto che eravamo stati CATTIVI e non avremmo più dovuto esserlo!"
Poi mi ha mostrato la foto della festa dei suoi 18 anni ed ha aggiunto :"Vedi, ho solo una foto con lui e guarda che faccia, un attimo prima mi aveva sputato sui piedi, naturalmente mentre nessuno vedeva.."

Perdonate il lungo susseguirsi di parole, ma realmente noi bambini felici non possiamo far altro che Amare questi bambini dagli occhi per sempre un po' tristi!

Certo,queste storie dovrebbero esser raccontate! Ma credo che solo chi ha subito possa trovare le parole per farlo, o sarebbero "solo" un racconto dinnanzi al quale costernarsi, rattristarsi per poi finire tra le cose che tendiamo a rimuovere, forse perchè ci fanno così male e davanti alle quali ci sentiamo sempre un po' impotenti, pur ritenendole importanti, come la notizia che ascoltavo poco fa al telegiornale di quella bambina di 4 anni massacrata dal padre. L'orrore che accompagna questi fatti, dopo poco, purtroppo scivola via, la testimonianza diretta, posso assicurarti porta con sè un brivido profondo e disperatamente doloroso che giunge sino al cuore di chi ascolta e difficilmente lascia indifferenti.

Chi aiuta a superare il trauma psicologico? Quasi sempre nessuno. Un velo di silenzio complice e colpevole cela agli occhi del mondo tanto dolore, la violenza è silente ed invasiva, come un cancro dell'anima. Sappiamo tutti che chi la subisce ritiene di "essere cattivo" , anche se spesso ho sentito il mio compagno sussurrare :" E cosa avremmo mai potuto fare? Eravamo SOLO dei bambini".
Solo dei bambini! Io non riesco a trattenere le lacrime, per lui e per tutti gli altri bambini.

Quel che non sappiamo è come questo terrore si insinui inconsciamente in ogni pensiero di chi è stato seviziato fisicamente e psicologicamente.

Posso dire che per quanto riguarda il mio compagno, ogni scelta d'amore fatta è stata per lungo tempo legata alla sofferenza. Il pensiero stesso dell'amore era per lui inscindibile dal dolore (da non confondere con l'eros e tanatos greco = grandi amori e passioni che sfociano nella tragedia), semplicemente era scegliere donne che attraverso un rapporto malato prendessero amore senza dare nulla in cambio, anzi dispensando solo cattiveria.. ed è stato lui stesso a cercare questa tipologia di donna ed a portare avanti simili storie!
Perchè negli anni della formazione l'unico modello di "amore" che ricevi è quello violento di tuo padre o quello assente di tua madre e quindi ti convinci che per essere amati si debba necessariamente soffrire, così come credi fermamente che chi ti ama possa farti del male, perchè così faceva tuo padre, che in quanto padre per accezione comune "ti ama" e tu, per volere comune, per esser un bravo figlio "devi amare"!

C'è una canzone di De Andrè che penso possa riassumere poeticamente e duramente lo sconvolgimento che è nel cuore di chi ha una storia di violenza familiare alle spalle..

"Onora il padre, onora la madre e onora anche il loro bastone, bacia la mano che ruppe il tuo naso perché le chiedevi un boccone..quando a mio padre si fermò il cuore non ho provato dolore.."

L'uomo adulto SA che quel che ha subito non era "per il suo bene" e che era un crimine. E’ il bambino che è in lui che non saprà mai trovare una consolazione!

Davvero inaccessibile la mente umana. Contorti, a tratti incomprensibili i percorsi per giungere nel profondo dell'anima..

Possano queste storie raccontate a fior di labbra sollevare un cuore che soffre e tace!

Paola