I bisogni e i diritti dei bambini - Punti da seguire

Durante i suoi molti colloqui con i giovani, Paul Goodman era solito dire che un buon modo per contribuire a un mondo davvero differente e migliore era quello di agire nella vita quotidiana, per quanto possibile, come se quel mondo esistesse veramente.

Cosa fareste, chiedeva, se il mondo fosse già diventato più o meno il genere di posto che vorreste; come vivreste, come trattereste le altre persone? Vivete in questo modo adesso, trattateli così adesso. Se qualcosa ve lo impedisce, cercate di trovare una maniera di aggirarla.

Possiamo cominciare a trattare i bambini, anche il più giovane e più piccolo, ovunque siano, nella maniera in cui vorremmo che chiunque li trattasse nella società che stiamo cercando di costruire.

Possiamo cominciare provando a essere gentili con loro. Sarà molto difficile per coloro che hanno imparato per esperienza personale soltanto a essere servili verso i forti, e maleducati e autoritari con i deboli, o per chi considera i bambini come oggetti d’amore da trattare come il cane o il gatto preferito.

Per essere gentili dobbiamo in primo luogo rispettare la dignità e il senso di sé dell'altra persona. Dobbiamo trattarla con una particolare formalità e riserva finché non abbiamo scoperto come vorrebbe essere trattata.

Dobbiamo rispettare non solo il suo spazio fisico, ma anche quello emozionale fintanto che non ci mostri fino a quale punto di quello spazio è pronto a accoglierci. E comunque essere gentili significa molto più che essere educati: quello è il minimo.

Dobbiamo cercare di imparare a dire: “per piacere”, “scusami” o “grazie” ai bambini e dirlo con lo stesso tono di voce che utilizzeremmo con chiunque altro. Non dobbiamo trattare un bambino come un servo e chiedergli favori o servizi che non penseremmo di chiedere a qualcuno della nostra stessa età.

Piuttosto, siccome il bambino è nuovo a questo mondo e si forma un senso di esso dal modo in cui ci comportiamo e siamo nei suoi confronti, faremmo bene a mostrargli ancor più gentilezza, come quei genitori in gamba che mi dissero una volta che la maggior parte del tempo cercavano di comportarsi con il loro bambino di quattro anni come se fosse stato un ospite illustre che proveniva da una civiltà sconosciuta e straniera, che sapeva poco ma era desideroso di imparare come sono le cose qui.

Un altro piccolo modo di essere gentili consiste nel rispettare e proteggere il diritto alla privacy del bambino. Finché la legge non darà a lui come a noi (almeno sulla carta) il diritto di essere protetto contro ispezioni e confische arbitrarie, dovremmo comportarci come se avesse già quel diritto.

Questo significa, tra l'altro, non entrare nella stanza di un bambino senza averne chiesto, e ricevuto, il permesso. Tante camerette hanno cartelli che dicono: “state fuori!”, “pericolo”, “assolutamente privato” e simili.

Tale autodeterminazione può divertirci, ma può anche essere una reazione disperata del bambino ad ottenere una privacy e una dignità che mai ha avuto e che non pensa di poter ottenere. Molti dei bambini che attaccano quei cartelli sanno che non saranno rispettati, che la “loro” stanza è aperta agli altri quanto qualsiasi altra stanza della casa.

Inoltre privacy significa libertà tanto di pensiero quanto di spazio. Troppa gente pensa di avere il diritto e il dovere di sapere quasi tutto quello che fa il loro bambino o persino cosa pensa. Chiedono: “che hai fatto oggi a scuola?”, domanda a cui il bambino molto spesso risponde: “Niente”. In realtà intende: "Niente di cui voglia parlare" o forse, “Niente di cui voglia (o osi) parlare con te - almeno ora”.

Le persone che amano davvero ascoltare quello che hanno fatto i loro figli, in genere non hanno bisogno di chiederglielo.

Info
Scritto da: 
John Holt
Traduzione: 
Silvia D.
Revisione: 
Chiara Pagliarini e Melidi7

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