Restare nell'illusione

RESTARE NELL'ILLUSIONE
Mercoledì 1° aprile 2009

Cara Signora Miller;

Ho letto praticamente tutti i suoi libri ed è stata per me una liberazione. Dopo di allora, non percepisco più il mondo che mi circonda nello stesso modo. Quindi vorrei soprattutto ringraziarla: di esistere, di aver il coraggio e la perseveranza di scrivere, malgrado tutti e contro tutti, questi libri che denunciano tutto ciò che lei qualifica come maltrattamenti... di aver avuto il coraggio di denunciare i suoi stessi genitori, la Chiesa, il governo e alcuni suoi colleghi. Mi piacerebbe raggiungere anch'io un tale amore per me stessa così da avere altrettanto coraggio di indignarmi contro tutti coloro che mi hanno fatto soffire, durante la mia infanzia, ma anche tutti coloro che non ammettono a sé stessi le umiliazioni da essi subite e sfruttano la mia fragilità che percepiscono tanto bene. Ne sono circondata sempre meno, ma c'è stato un tempo in cui ero una vittima perfetta.

Mi sono accorta, leggendo i suoi lavori, che dalla mia nascita tutto ciò che ho intrapreso nella mia vita aveva come unico scopo di piacere, di essere accettata, insomma di meritare l'amore dei miei genitori.

Se inizio la mia lettera dicendole che non sono stata una bambina maltrattata, rischio di essere poco originale. Eppure ammetto che i casi che lei descrive nei suoi libri sono di una crudeltà estrema, e spero proprio che il mio caso non sia troppo banale per farla reagire. I miei genitori non mi hanno mai picchiata. Non ho ricordi di essere stata abusata sessualmente da nessuno. Il maltrattamento che ho subito è stato molto più sottile e sublimato [1] Tutto questo non mi rende le cose più facili.

Da che esisto, so di non essere stata voluta. Non ricordo più esattamente quando l'ho saputo. So solo che sono venuta al mondo troppo presto dopo la nascita di mio fratello, lui sì desiderato. Anche se non desiderata, ho ugualmente un ruolo molto importante nella mia famiglia: essere un capro espiatorio. E' stata tutta colpa mia (secondo mia madre). Mio fratello, da quanto mi ricordo, è stato un bambino difficile e turbolento, e quindi monopolizzava tutto l'amore di mia madre, anche se mi umiliava continuamente, torturandomi fisicamente e verbalmente. Era lui il tiranno nella mia famiglia, lui che dettava legge, facendo di me la vittima delle sue torture. I miei genitori avevano paura di lui ed erano incapaci di proteggermi, tanto che io stessa, bambina, ero obbligata a difendere mia madre dalle sue botte. Non ho comunque meritato il suo amore.

Lei lo amava di amore cieco e incondizionato. Quando ero adolescente, mi ha spiegato che non era colpa di mio fratello ma mia, poiché ero venuta al mondo a perturbare le sue (del fratello) abitudini. Era quindi normale che avesse reagito così. Dunque capisce, Signora Miller, che non uso qui l'espressione "genitori maltrattanti". Poiché per me erano dei genitori inesistenti... nel mondo sotto la dittatura di mio fratello, aggressivo e collerico, i cui desideri erano ordini.
Oggi vivo all'estero (in Francia, sono d'origine polacca), sono psicologa del lavoro e mi occupo anche di consulenza in gestione di carriera. Durante tutta la mia carriera professionale, mi sono occupata di aiutare gli altri. Io stessa ho potuto beneficiare della compassione da parte degli altri. Soffro di terribili insonnie da una decina d'anni e vado in depressione ogni volta che mi ritrovo in una situazione in cui mi sento impotente, con le spalle al muro, incompresa e bloccata a causa dell'incomprensione altrui. Tutto quello che i medici hanno trovato per acquietarmi sono gli antidepressivi.

Sono stata sposata con un tiranno che stranamente somigliava a mio fratello. Grazie alla terapia, sono riuscita a divorziare. Oggi ho un nuovo compagno, molto gentile, e abbiamo una bambina fantastica. Dopo la sua nascita, le cose non sono andate come previsto. Questa avvenimento, che avrebbe dovuto unirmi con la mia bella famiglia che ho adottato come sostituto della mia, ha provocato dei gravi conflitti con questa. Abbiamo rischiato di separarci, ma abbiamo superato questa prova. In realtà la nascita di mia figlia ha risvegliato in me dei sentimenti di angoscia e di insicurezza. In pratica, provavo la paura di non occuparmi abbastanza bene di lei e che questo avrebbe provocato la sua morte.

Queste emozioni sono state percepite da chi mi stava a fianco come aggressività da parte mia, e mi sono ritrovata esclusa. Ne ho enormemente sofferto, ed è inutile che le spieghi che sono immediatamente caduta in depressione. Questa volta, ho deciso di intraprendere una terapia privata (non rimborsata dalla mutua) decisa che affinché mia figlia sia felice e per avere delle buone relazioni con lei, bisogna che capisca ciò che mi succede. Forse mi ha salvato la vita. Poiché tra tutti i sentimenti negati, il primo che ho sentito è stato il desiderio di morire. Probabilmente, per soddisfare mia madre.

Sono una bambina maltrattata, sig.ra Miller? Devo prendere i miei sentimenti dopo il parto come il risveglio di ciò che ho vissuto quando sono nata io? Non so cos'è successo nei primi anni della mia vita. Mia madre è una persona che rimuove i suoi sentimenti e mi ha insegnato a fare lo stesso; non desidero quindi seguire il suo insegnamento. Ignoro ciò che lei stessa ha vissuto durante la sua infanzia, non me ne ha mai parlato. Da quando sono in terapia ho l'impressione di seguirla al posto suo, poiché credo che sarebbe lei ad averne soprattutto bisogno. Ultimamente, ha avuto un cancro al seno e ha subito una mastectomia. Non ho potuto impedirmi di pensare che abbia sviluppato apposta la malattia, tanto aveva l'aria rifiorita nella sua sofferenza.

Dopo aver letto uno dei suoi libri, ho scritto una lunga lettera a mio fratello. Non l'ho inviata. Volevo sapere come apparivano le cose ai suoi occhi, dato che ho capito che anche lui è stato vittima di mia madre, il suo ruolo era quello di esprimere le sue (della madre) emozioni negative rimosse... di esprimere l'aggressività al posto suo, sentendola incapace di farlo. Mia madre mi ha chiamato mentre correggevo la lettera, e gliene ho parlato. Ha ammesso che era tutta colpa sua, che non ci sapeva fare, che erano gente semplice lei e mio padre e che erano stati travolti dalle difficoltà che avevano incontrato nell'educazione di mio fratello. Ho appreso anche nella stessa occasione che mio fratello è diventato depresso e insonne a seguito di un licenziamento e che aveva anche lui gli stessi miei sentimenti, che i miei genitori mi preferivano a lui.

Mia madre mi ha chiesto scusa e anche che l'aiuti a riparare ai suoi torti, che le dica come fare. Sono confusa e non so come reagire. Sono così tentata di fare di tutto per riparare a ciò che è successo ma provo il sentimento di essere ancora investita di un ruolo che non mi compete.

Sono confusa. Tutto ciò che conta per me oggi è mia figlia. Voglio che sia felice, e voglio risparmiarle di subire le conseguenze che io ho vissuto. Voglio stare bene per lei.
Per il suo bene, voglio essere in pace con me stessa, voglio finalmente capire e accompagnare questa bambina smarrita che vive sempre in me.

Lei ha già incontrato una simile forma di maltrattamento? Non è stato "per il mio bene" [2] che mi è stata inflitta l'ipocrisia e la negazione della mia persona, ma per mio fratello.
Ha dei consigli da darmi?

Mi dispiace di non parlare tedesco, spero che questa lettera le sarà tradotta un giorno [3] e voglio che lei sappia, se ha dei bambini, che hanno avuto una fortuna grandissima ad avere lei come madre. Lei è il mio idolo e la madre che avrei voluto avere.
Le auguro tutto il successo che si merita, e spero che la sua lotta contro i maltrattamenti dei bambini avrà un giorno la riuscita che lei sogna.

Risposta di Brigitte [4]:
Lei non è stata desiderata, è stata il capro espiatorio dei suoi genitori, è stata l'oggetto delle torture di suo fratello, è stata accusata di avere rovinato la vita di suo fratello, quindi le si chiede di capire di aver meritato tutti quei maltrattamenti e siccome non ne ha ancora avuto a sufficienza, le si chiede ora di saper riparare tutti questi danni cercando di fare cosa!!!!! Con TUTTO QUESTO, lei si chiede se è stata maltrattata????

Traduzione dal francese di Chiara Pagliarini
Link al testo originale: http://www.alice-miller.com/courrier_fr.php

1) N.d.t.: Sublimazione: attività creativa e intellettuale indirettamente capace di appagare i bisogni pulsionali. In psicoanalisi indica il processo psichico attraverso il quale l'individuo può appagare i bisogni pulsionali mediante attività che apparentemente non hanno alcun rapporto con le diverse pulsioni. In tal modo i desideri sessuali e aggressivi possono essere soddisfatti indirettamente: utilizzando l'eccitazione che deriva dalle pulsioni (detta energia psichica) per compiere le più diverse attività, ben distanti da quelle sessuali o aggressive. Secondo Sigmund Freud questa possibilità di trasformazione della pulsione è specifica dell'uomo e, in parte, giustifica il suo notevole sviluppo sociale e culturale.

2) N.d.t.: La persona che scrive cita il titolo in francese di un libro di Alice Miller: "C'est pour ton bien", ossia "E' per il tuo bene". In italiano si tratta di "La persecuzione del bambino" (1987).

3) N.d.t.: La persona che scrive non sa che Alice Miller parla perfettamente francese.

4) N.d.t.: Brigitte Oriol risponde alle lettere inviate in francese ad Alice Miller.